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Serve la carta di pagamento aziendale per dedurre i costi dei carburanti

Stefano Failla 9 mesi ago
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La lotta all’evasione nel commercio dei carburanti

Il nostro legislatore, con la legge di bilancio 2017, ha affrontato con una specifica disposizione il tema della lotta all’evasione e del contrasto alle frodi nel settore della commercializzazione e distribuzione dei carburanti.

La disposizione, contenuta nel comma 919 della Legge 205 del 27 dicembre 2017, consiste nell’adozione di un piano straordinario di controlli che dovrà essere eseguito ad opera degli uffici dell’Agenzia delle Entrate e del Corpo della Guardia di Finanza per fare emergere base imponibile e imposte sottratte alla tassazione.

La stessa legge, nel comma successivo, rafforza questa finalità di contrasto all’evasione con l’introduzione dell’obbligo per i titolari di partita IVA di documentare “gli acquisti di carburante per autotrazione effettuati presso gli impianti stradali di distribuzione” con la fattura elettronica.

Ma è nei due ulteriori commi dell’articolato di legge che si aggiungono le disposizioni che introducono l’obbligo di pagamento dei carburanti con strumenti tracciabili.

Carburanti deducibili solo con strumenti tracciabili

Il Testo Unico delle Imposte sui Redditi stabilisce che i costi relativi ai mezzi di trasporto a motore sono deducibili dai redditi interamente o in misura limitata a seconda della categoria di appartenenza dei mezzi di trasporto e del tipo di utilizzo.

Tralasciando di riportare ogni riferimento agli aerei di turismo, alle navi o alle imbarcazioni di diporto, per semplificare vediamo solo quali sono in sintesi le deducibilità delle autovetture:

  • 100% di deducibilità dei costi per tutti i veicoli adibiti ad uso pubblico (es. taxi)
  • 100% di deducibilità per le autovetture utilizzate esclusivamente come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa (es. scuola guida, noleggio auto)
  • 20% di deducibilità per le autovetture il cui utilizzo è diverso dai punti precedenti
  • 80% di deducibilità se l’autovettura è di un agente o rappresentante di commercio
  • 70% di deducibilità se l’autovettura è data in uso promiscuo ai dipendenti per la aggior parte del periodo di imposta.

Le autovetture a cui si riferisce la legge fiscale sono quelle di cui alla lettera a) dell’art. 54 del Codice della Strada, ovvero i “veicoli a motore con almeno quattro ruote […] destinati al trasporto di persone, aventi al massimo nove posti, compreso quello del conducente”.

Tutto questo ha a che fare con le nuove norme sulla scheda carburante perché la citata Legge di Bilancio 2017 ha stabilito che, a partire dal 1° luglio 2018, le percentuali di deducibilità indicate sono applicabili alle “spese per carburante per autotrazione” solo se queste spese sono “effettuate esclusivamente mediante carte di credito, carte di debito o carte prepagate”.

Quindi se i rifornimenti di carburante non verranno pagati con uno strumento di pagamento tracciabile a scelta tra quelli indicati, le spese per carburanti non saranno più deducibili dai redditi.

scheda carburante 2018

IVA sui carburanti detraibile se il pagamento è tracciabile

Sul fronte dell’IVA, in aggiunta alle disposizioni sulla fatturazione elettronica, con la stessa Legge di Bilancio è stata introdotto una modifica all’art. 19-bis1 del DPR 633/72 che al comma 1 lettera d) tratta della detrazione IVA, in particolare sulle seguenti operazioni:

  • acquisto di carburanti e lubrificanti destinati a veicoli stradali a motore
  • prestazioni di custodia, manutenzione, riparazione e impiego, compreso il transito stradale, dei veicoli stradali a motore
  • servizi dipendenti da contratti di locazione finanziaria, di noleggio e simili.

Per tutte queste operazioni, andando quindi ben oltre il solo caso della scheda carburante, la prova dell’acquisto, che serve al contribuente per dimostrare di avere diritto alla detraibilità dell’IVA, deve necessariamente essere data mediante il pagamento con carte di credito, carte di debito o carte prepagate. Oppure con “altro mezzo ritenuto parimenti idoneo individuato con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate”.

Quest’ultima opzione relativa all’uso di “altri mezzi” di pagamento comunque ritenuti idonei a garantire la tracciabilità finanziaria dell’operazione, è stata indicata solo con riferimento all’IVA e non anche alle imposte sui redditi. Probabilmente si è trattato di una svista del legislatore. In caso contrario non se ne capisce oggettivamente la ratio. Sicuramente i provvedimenti di attuazione chiariranno questo aspetto.

Le carte di pagamento devono essere aziendali

E’ forse superfluo sottolineare come gli strumenti di pagamento identificati dalla legge come necessari per dedurre i costi e detrarre l’IVA devono essere intestati all’azienda. Quindi non si possono utilizzare, ad esempio, le carte di credito “corporate” che tante aziende forniscono ai propri dipendenti per le spese di trasferta ma che sono collegate al conto corrente bancario del dipendente e non dell’azienda.

Le aziende, gli artigiani ed i lavoratori autonomi dovranno dotarsi di carte di pagamento le cui transazioni sono rilevate contabilmente a libro giornale e nei registri IVA ufficiali dell’attività. Pertanto potranno utilizzare carte di credito o di debito (anche se l’uso del bancomat è poco diffuso in ambito lavorativo) collegate ad un conto corrente bancario della società, della ditta o del professionista. Oppure carte prepagate aziendali (debitamente intestate all’azienda) e che vengano “ricaricate” da fondi provenienti da conti correnti bancari aziendali (della società, della ditta o del professionista).

In sintesi, tutti i titolari di partita IVA dovranno attrezzarsi in fretta non solo per attivare gli strumenti di pagamento più idonei, facendo attente valutazioni in termini di costi di gestione e di commissioni, ma anche per identificare quali processi amministrativi mettere in atto al fine di raccogliere, identificare e riconciliare in modo rapido ed efficace tutte le informazioni contabili delle numerose transazioni finanziarie effettuate da dipendenti e collaboratori che, utilizzando autoveicoli aziendali, effettuano acquisti di carburante dal 1° luglio 2018.

Stefano Failla

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