LOADING

Type to search

Quali strumenti di pagamento per gli acquisti di carburanti ?

Stefano Failla 1 mese ago
Share

Le fuel card emesse dalle compagnie petrolifere

In Italia ci sono oltre 21.000 impianti di distribuzione di carburante, di cui almeno 4.000 hanno il marchio della compagnia petrolifera che ho scelto per richiedere la mia fuel card. Quindi dovrei mediamente essere in grado di fare rifornimento presso un impianto su cinque. Ma allora perché quando sono in autostrada e, con la scusa del pieno, voglio fermarmi a prendere un caffè, il distributore presente in area di servizio non è mai quello giusto ?

Nella città dove abito so dove si trovano i distributori della “mia” rete e quando voglio fare rifornimento mi basta fare una piccola deviazione e così riesco ad usare la fuel card. Ma è l’autostrada il mio problema … e così molte volte faccio comunque il pieno dove non dovrei, perché so che, nonostante il pagamento risulterà poi dal mio bancomat, mi dimenticherò di fare un prospetto riepilogativo per la contabilità e registrerò solo la fattura di fine mese della compagnia petrolifera che mi ha dato la fuel card, con qualche rifornimento inevitabilmente mancante !

Ma io sono solo un professionista con una sola autovettura. E poi non viaggio nemmeno così tanto per lavoro. Ma mi sono seriamente domandato come fanno le aziende con mini o maxi flotte a gestire in modo ordinato ed efficiente il tema dei rifornimenti dopo le novità fiscali di luglio, senza creare disagi o inutili perdite di tempo ai loro dipendenti in viaggio.

Adottare una fuel card emessa da una compagnia petrolifera significa certamente risolvere alcuni problemi amministrativi, ma non il problema della copertura territoriale delle reti di distribuzione. E per come è stratificato il mercato degli impianti di carburanti in Italia, non si può nemmeno pensare di adottare due o tre fuel card al posto di una sola, perché la seconda e la terza compagnia petrolifera hanno una rete di distribuzione molto minore della compagnia più grande. Quindi non è che con tre fuel card si sale al 60% di copertura … ma si arriverà probabilmente al 40% o forse meno. Il problema non sarebbe risolto, avremmo un aggravio di costi amministrativi e dovremmo anche pagare gli oneri di gestione di tre carte !

Le fuel card emesse dai circuiti multi compagnia

Quello che servirebbe è una fuel card che si può usare presso ogni distributore delle rete stradale e autostradale italiana. Ma quando ne parlo con una mia collega, mi guarda stupita per la mia domanda e mi dice di informarmi meglio … perché questa carte esistono da anni!

Strano che non ne abbia mai sentito parlare. Magari si tratta di prodotti per autotrasportatori che viaggiano anche all’estero oppure non sono così diffuse come pensa la mia collega. Ma in ogni caso approfondisco l’argomento con una ricerca on-line. Ricerca che risulta breve perché scopro subito che stiamo in pratica parlando di due soli circuiti indipendenti, che aggregano in convenzione le compagnie petrolifere che intendono aderire alla loro proposta.

Entrambe le aziende sono tedesche e sui loro siti si trovano varie informazioni, tra cui quella che mi interessa per la mia indagine: il numero di distributori che accettano le loro fuel card.

Per un circuito, scaricando l’elenco analitico di tutti gli impianti di carburante in Italia, arrivo a calcolare circa 7.700 punti vendita, mentre per l’altro trovo l’informazione, sul sito di un partner con cui la fuel card viene venduta in co-branding, che la copertura è di “5.500 stazioni di servizio di cui 400 impianti stradali”. In entrambi i casi siamo lontani dalla copertura totale o quasi totale di tutti gli impianti di distribuzione carburanti italiani …

E riflettendo meglio su queste due proposte, immagino che la fatturazione di fine mese venga effettuata dalle rispettive case madre in Germania. Per cui prevedo anche la complicazione di dovere gestire il reverse charge sulle fatture comunitarie, con IVA a credito e a debito, senza la possibilità di disporre dei dati come per le fatture elettroniche.

La soluzione al quesito che ho posto non appare così semplice da trovare. E allora provo a fare una riflessione su qualcosa di alternativo, che possa essere semplice ma efficace. Come si dice, provo a “pensare in modo diverso”.

Con le carte di pagamento si trova un giusto equilibrio

La nuova normativa fiscale introdotta da luglio 2018 ci obbliga all’uso di mezzi di pagamento tracciati per detrarre l’IVA sui rifornimenti di carburante e dedurre i relativi costi dai redditi di impresa e di lavoro autonomo. E tutti i distributori di carburante dispongono senza dubbio di un POS per accettare i pagamenti con bancomat e carte di credito.

Quindi se pagassi tutti i rifornimenti presso un qualsiasi impianto di distribuzione con una carta di credito, di debito o prepagata avrei risolto il problema della copertura territoriale.

Certo è che se pagassi di volta in volta con mezzi di pagamento diversi o se, nei casi aziendali, consentissi ai miei dipendenti di utilizzare sia strumenti di pagamento personali che aziendali, da punto di vista amministrativo occorrerebbe procedere con dispendiose attività di ricerca e abbinamento dei giustificativi e degli estratti conto a supporto delle registrazioni contabili. Ma se si potesse utilizzare una sola carta di pagamento per tutti i rifornimenti dei mezzi aziendali, sarebbe più semplice ed immediato ottenere un riepilogo contabile unico.

Quello che serve è chiaramente una carta o meglio una famiglia di carte dedicate agli acquisti di carburante, che possano essere singolarmente assegnate ad ogni automezzo aziendale per rilevare con immediatezza la percentuale di IVA ammessa in detrazione per ogni targa censita.

In questo modo si creerebbe un “contenitore” di tutte le transazioni di pagamento relative ai soli rifornimenti di carburante di tutta la flotta aziendale, dal quale dovrebbe essere agevole ottenere una distinta riepilogativa ed analitica di tutti gli acquisti effettuati con la corretta suddivisione delle quote di IVA detraibile e indetraibile.

La tecnologia necessaria per realizzare lo schema proposto è già oggi disponibile utilizzando delle carte di pagamento che consentono, di fatto, la creazione automatica di una innovativa scheda carburante in cui i vecchi timbri del distributore sono sostituiti dai pagamenti tracciati e certificati del circuito emittente.

Questa sembra un’ottima soluzione al problema che mi sono posto. Sia che si tratti di gestire una sola autovettura piuttosto che un parco auto, l’uso di una carta di pagamento rispetta la normativa sulla tracciabilità delle transazioni e consente una notevole semplificazione delle procedure amministrative. Permettendomi di fare una sosta in area di servizio per un caffè ed un rifornimento senza dover pensare se il distributore di carburante appartiene ad una rete piuttosto che un’altra. Con il vantaggio non trascurabile di potere scegliere sempre l’impianto che offre il miglior prezzo del carburante, consentendomi di risparmiare a volte anche fino al 20% sul costo del rifornimento rispetto ai prezzi applicati dalla rete della mia fuel card!

Almeno sino al 1° gennaio 2019 posso non preoccuparmi di altro … poi con l’introduzione della fatturazione elettronica vedremo come fare. Ma a questo penserò più avanti !

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *