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MENO CONTANTE, PIU’ MONETA DIGITALE

Silvia Icardi 5 mesi ago
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L’ITALIA ALLA PROVA DEL NOVE

Dobbiamo fare il grande salto e convertirci alla moneta elettronica se vogliamo stare al passo con gli altri Paesi europei e promuovere un’economia più equa e competitiva

di Silvia Icardi

 

Analizzando una giornata tipo devo ammettere che uso il contante sempre meno di frequente.

La spesa la faccio su Amazon e mi viene addebitata sulla carta di credito e le poche volte che vado all’Esselunga, per evitare coda alle casse, uso la Fidaty Card e i terminali Presto Spesa e saldo il conto direttamente alle casse automatiche utilizzando indifferentemente carta o bancomat. Del pieno di benzina si occupa mio marito perché grazie alla sua business card prepagata Soldo – collegata alla partita IVA – può dedurre e tracciare ogni spesa. Quando mi muovo in città in modalità sharing utilizzando Car2Go, Enjoy o MiMoTo, uso le rispettive app che addebitano la corsa sulla mia VISA. I biglietti del cinema li prendo on-line così posso arrivare solo qualche minuto prima dell’inizio dello spettacolo senza correre il rischio che sia sold out. I libri li acquisto su Ibs e la musica con ITuneStore. Insomma il contante è sempre più superfluo e se un tempo giravo con il portafoglio gonfio di banconote, monete e monetine ormai mi capita sempre più spesso di ritrovarmi dal panettiere o al bar con uno scontrino di pochi euro in mano e neanche uno spicciolo in tasca.

 

Niente di male se sono a Milano (anche se i negozianti sbuffano e, quelli che mi conoscono, mi propongono di pagare la volta successiva) ma cosa succederebbe se mi trovassi a Castelfranco Veneto, Benevento o Cannicattì? I dati statistici raccontano di un’Italia ancora molto arretrata rispetto al resto d’Europa per quanto riguarda i pagamenti con moneta digitale (220 miliardi contro i 768 in contanti o con bonifico bancario). Un’Italia dove il contante la fa ancora da padrone coprendo l’86% delle transazioni.

Secondo il terzo rapporto della Community Cashless Society di The European House – Ambrosetti presentato il 5 aprile di quest’anno a Villa d’Este a Cernobbio (tra i partecipanti anche il Vice Ministro all’Economia e alle Finanze Luigi Casero e il Capo del Dipartimento Mercati e Sistema dei Pagamenti di Banca d’Italia Paolo Marullo Reedtz), l’Italia risulta sestultima nell’uso di pagamenti elettronici – alle nostre spalle solo Ungheria, Croazia, Grecia, Romania e Bulgaria – e a questa velocità raggiungerà l’attuale media europea solo nel 2030.

“Nel 2015 abbiamo fondato la Community Cashless Society – spiega il Project Leader, Lorenzo Tavazzi – una piattaforma di confronto sul tema dei pagamenti elettronici a 360 gradi che coinvolge gli attori di riferimento sia imprenditoriali che istituzionali. Attraverso diversi indici fotografiamo lo stato dell’arte dei pagamenti elettronici in Italia e nel resto d’Europa”. Poiché il nostro Paese è ancora profondamente arretrato nell’uso della moneta elettronica, l’Osservatorio propone interventi mirati a velocizzare il cambiamento. “Tra le proposte emerse, per esempio, quella dell’introduzione graduale dell’obbligo per la Pubblica Amministrazione di non accettare pagamenti in contante entro il 2025 e quella di rendere omogenea l’attivazione dei servizi abilitati dai Comuni italiani su pagoPA a partire da ambiti-chiave come la tassa sui rifiuti, le multe, le tasse e i servizi scolastici. Permangono infatti difformità nell’accettazione dei pagamenti cashless, sia in base alla tipologia dell’ente pubblico di riferimento, sia in base alla localizzazione geografica dello stesso”. Quest’anno l’Osservatorio ha introdotto anche il Regional Cashless Index, che ha messo in evidenza il grande divario tra il Nord ed il Sud del Paese: in testa alla classifica si colloca la Lombardia, con un punteggio di 7,02, mentre l’ultima posizione è occupata dalla Calabria, con un punteggio pari a 3,9.

 

Da parte delle imprese, invece, è importante promuovere un maggiore sviluppo dell’e-commerce che si basa per forza di cose esclusivamente sull’uso della moneta digitale. Lorenzo Tavazzi si dichiara positivo nonostante tutto: “Stiamo parlando di processi che non sono lineari ma che registrano accelerazioni improvvise legate all’innovazione tecnologica. Da tre anni a questa parte abbiamo riscontrato una sensibilizzazione sempre crescente da parte dei policy makers. Un dato che ci fa ben sperare per il futuro”.

Va da sé che disporre di sistemi di pagamento sicuri, veloci ed efficienti è un requisito essenziale per la competitività di un Paese. Un minore uso di contante porta con sé alcuni benefici immediati e intuitivi: abbattimento del nero, riduzione dell’evasione fiscale e di fenomeni di riciclaggio, incremento della sicurezza e riduzione delle rapine, tracciabilità dei movimenti. Insomma maggiore crescita, trasparenza, equità, modernizzazione e appeal per gli investitori esteri.

 

Qualcosa si sta muovendo anche da noi. Grazie alla rapida diffusione della tecnologia contactless le transazioni pro-capite con carta di pagamento sono salite da 27 nel 2012 a 43 nel 2016 e sono in continuo aumento, mentre la modalità mobile proximity payment, cioè i pagamenti in negozio con app semplicemente avvicinando lo smartphone al POS, iniziano timidamente a fare capolino (1% delle transazioni che equivale a 70 milioni di euro). Sono numeri ancora bassi se confrontati a quelli di Giappone e Stati Uniti ma indicano che almeno siamo partiti. Il ritardo italiano non è imputabile solo a un fattore culturale, esistono cause strutturali come la mancanza di una tecnologia univoca e di un attore super partes che si occupi della regia complessiva. Non da ultimo ci sono gli alti costi di intermediazione (le fee) imposte dalle banche o da chi gestisce i circuiti.

 

Nuove soluzioni si affacciano modificando le nostre abitudini nel profondo. Per esempio Soldo, il sistema di carte prepagate smart per aziende, permette di controllare sempre e in tempo reale le spese dei dipendenti dotati di una carta del circuito rendendo l’intera gestione dei flussi di cassa trasparente, sicura e semplice da contabilizzare. Sono comodità che possono dimostrarsi ottime armi contro la pigrizia che sempre ostacola l’affermarsi di novità. Bisogna aggiungere che molto dello sviluppo di queste tecnologie dipenderà dalla capacità di offrire servizi complementari al pagamento, come il payback un sistema che accumula punti e offre sconti. Da parte sua Mastercard sta progettando un sistema che contempli la possibilità di rateizzare il singolo pagamento dal telefono sapendo in tempo reale quanto costerà.

 

Certo prima di avvicinarci a casi virtuosi come la Svezia, dove addirittura le offerte in chiesa possono essere fatte tramite carta, o come la catena di ristoranti Dos Toros che non accetta più pagamenti in contante, la strada è ancora lunga e in salita. Ma qualche passo nella direzione giusta lo stiamo facendo. Per esempio la legge di Bilancio 205/2017 ha stabilito che a partire dal 1 luglio di quest’anno la scheda carburante andrà in soffitta e aziende e professionisti potranno dedurre il costo e l’Iva della benzina se utilizzeranno carte di pagamento aziendali.

Le istituzioni politiche e amministrative dunque si stanno muovendo insieme agli altri attori del cambiamento: imprese, banche e fintech. Per quanto ci riguarda, noi consumatori, una volta che ci saremo abituati a certe comodità non saremo più disposti a rinunciarvi. Perché, si sa, tornare indietro è impossibile. Volete una prova? Chiedete a chi ha il Telepass di rinunciarvi e di tornare a fare la fila al casello autostradale. Convinti adesso?

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